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Tattoo religiosi: le figure sacre impresse sulla pelle

Cristiani, ebrei, islamici, “pagani”… Quando la propria fede diventa un simbolo di distinzione vero e proprio tramite i tattoo religiosi.

immagine tattoo religiosi: gesù cristo e la madonna

I tattoo religiosi sono un trend sempre più in crescita. Gesù Cristo, le varie versioni della Madonna, le croci, i simboli islamici, buddisti, induisti divengono dei veri e propri segni di distinzione e quale miglior modo se non attraverso un tatuaggio rappresentativo della propria fede? Tuttavia, i tattoo religiosi dalle varie dottrine non sono visti di buon occhio anzi vengono considerati proibiti, eccezion fatta per l’induismo. Abbiamo potuto vedere ad esempio in un precedente articolo che anche nella cultura giapponese i tatuaggi avevano, ed hanno ancora oggi seppur in misura minore, un’accezione negativa (se non lo hai già fatto ti leggi l’articolo sui tattoo giapponesi).

La domanda che spesso viene posta da chi ha un rapporto forte con la religione è: realizzare tattoo religiosi è peccato? Procediamo passo-passo e scopriamo insieme alcune curiosità sul mondo dei tattoo religiosi.

Tattoo religiosi: da simboli di “peccato” a rappresentazioni della fede

­Ogni religione ha una sua visione riguardo il mondo dei tattoo religiosi. Di certo, non vengono visti con accezione positiva; tuttavia, almeno per quanto riguarda la religione cristiana, non ci sono proibizioni severe. In passato, i tattoo religiosi per i primi cristiani, quindi in epoca romana, erano dei veri e propri segni distintivi soprattutto nei periodi di persecuzione che hanno caratterizzato il periodo antecedente la fine dell’Impero romano d’Occidente. I tattoo religiosi verranno poi proibiti da Papa Adriano nel 787 d.C.. Si diffonderanno di nuovo quando si avvieranno le prime esplorazioni geografiche qualche secolo dopo. Oltre al passo della Bibbia, il concetto di fondo per cui i tattoo religiosi, e non, venivano visti con ostilità nel mondo cristiano è perché il corpo è sacro ed è custode dell’anima e dello spirito che è legato a Dio. Inoltre, la fuoriuscita di sangue tramite gli aghi ricorda una pratica, un rituale messo in atto da altre religioni pagane, il che ancor di più fomentò la contrarietà della dottrina cristiana riguardo i tatuaggi.  La Chiesa oggi ha una visione meno ostile del tatuaggio, a meno che non rappresentino messaggi blasfemi e/o anticristiani.

I tattoo religiosi nella fede cristiana

La cultura dei tattoo religiosi cristiani ripercorre moltissimo anche quella che è stata la storia dell’arte e la storia. Molti si ispirano a quadri di pittori, figure e simboli tipici all’interno della Bibbia che sono carichi di significato.

I soggetti e i simboli più rappresentativi per la religione cristiana sono sicuramente: la figura di Gesù Cristo, il suo volto magari rappresentato in varie versioni, oppure sulla croce; la croce che è simbolo proprio della religione cristiana che ricorda il sacrificio di Gesù per rimettere i peccati di tutti gli uomini; la Madonna che si presenta in moltissime versioni, anche perché esistono molte Madonne diverse nel mondo dell’arte ed anche nella religione; i Santi, fra questi spicca soprattutto Padre Pio e infine molti simboli come la colomba che è simbolo della Pace, i pesci o il pane.

I tattoo religiosi nell’ebraismo

Nell’ebraismo c’è un aumento di giovani israeliani che ricorrono a tattoo religiosi, nonostante i rabbini (equivalenti ai sacerdoti cristiani) siano contrari. Un altro fattore a sfavore dei tatuaggi nella cultura ebraica è anche la loro storia. Infatti, un elemento caratterizzante della storia degli ebrei è il periodo delle deportazioni durante la Seconda Guerra Mondiale. I tattoo religiosi per quanto possano avere uno scopo di espressione della propria fede, possono risultare offensivi per coloro che hanno sofferto nei campi di concentramento. Il marchiare con un numero gli ebrei all’interno dei lager era una pratica volta proprio a offendere il divieto di fare tatuaggi per la religione.

I tattoo religiosi nell’Islam

L’Islam è una religione conservatrice. In quanto tale proibisce i tattoo religiosi, perché reputa i tatuaggi come mutazione del proprio corpo.  Per la religione islamica ogni mutazione del proprio corpo è una forma di peccato perché esso è un tempio sacro da conservare nel migliore dei modi per il Creatore. Gli sciiti, tuttavia, esprimono la loro fede e identità attraverso tattoo religiosi cromatici. Mentre i fedeli di altre religioni si aprono anche al tatuaggio non religioso, loro rimangono molto ancorati al discorso della fede. La figura principale che viene rappresentata nella cultura dell’Islam è l’imam nascosto che secondo questo movimento musulmano deve ancora manifestarsi. Uno dei tattoo religiosi tipici degli sciiti è il numero 313 che rappresenta i soldati al fianco di Mahdi, l’ultimo degli imam, e sostengono che egli tornerà per salvare il mondo. Questo fiorire di tattoo religiosi dedicati a questa figura è dovuto anche agli avvenimenti che sono legati alla situazione di tensione in Siria.

I tattoo religiosi nel Buddismo

Nel buddismo, al contrario, non c’è un divieto esplicito per i tattoo religiosi. In realtà sono molto diffusi, ad esempio in Thailandia è solito incidere sulla propria pelle dei simboli o segni che fungono da amuleto. Questo amuleto serve come protezione contro le avversità della vita. I tattoo religiosi tipici di questa dottrina è soprattutto la rappresentazione della figura del Buddha più altri simboli che rimandano a caratteristiche e significati vari del buddismo.

Tattoo religiosi nell’induismo

Nell’induismo, come nel buddismo, non c’è una regola contro i tatuaggi. Anzi fa parte proprio della cultura di chi appartiene a questa religione. Molto spesso si applicano un segno sulla fronte per favorire la relazione con gli dèi. I tattoo religiosi per loro servono ad esprimere verso tutti la propria esperienza di fede in maniera autentica e più visibile possibile. Anche qui esiste un’enorme varietà di simboli e rappresentazioni, in particolare quella degli dèi principali: Brahma, dio della Creazione; Vishnu, dio della Preservazione; Shiva, dio della distruzione del riassorbimento.

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